giovedì 3 marzo 2011

Il cigno nero


Avevo visto il trailer de “Il cigno nero” già un anno fa, nello stesso cinema in cui sabato sera ho visto il film. Era un trailer in lingua originale (forse per questo per me “Il cigno nero” resterà sempre in mente come “Black swan”) buttato lì un po’ per caso che dopo non avevo più rivisto. Però mi ero documentato, avevo seguito le sue avventure festivaliere, le sue candidature all’oscar, sapevo la data d’uscita in Italia da mesi. Da allora a qui ho visto “The wrestler” scoprendo a posteriori che era pure quello di Aronofsky, e mi è piaciuto un sacco. Pochi giorni fa ho scoperto da Film TV che Aronofsky era anche lo stesso di “Pi-greco il teorema del delirio” un film della fine degli anni ’90 che al tempo mi colpì molto per la sua vena di follia. Da ultimo sempre da Film TV ho scoperto qualcosa di più sul tema: il doppio, l’identità, due temi che senza dubbio mi sono molto cari.
Insomma molte, troppe attese, e forse per questo come spesso accade alla fine un po’ di delusione.

Digressione: per capire questo film è indispensabile conoscere la trama de “il lago dei cigni” di Tchaikcovsky, nel film la raccontano con un abile escamotage, io devo raccontarvela a parte, lo faccio qui perché dopo non venga a interrompersi la consequenzialità trama/commento.
In due parole: una ragazza viene trasformata in un cigno bianco da un incantesimo, solo l’amore le ridarà la sua umanità. Arriva un principe e si innamora di lei, la storia sta per avere il suo epilogo positivo ma arriva il cigno nero (interpretato nel balletto della stessa attrice) che seduce il principe e sottrae il suo amore al cigno bianco, il quale per il dolore si uccide.
Insomma il cigno bianco incarna la virtù, il cigno nero il peccato.

La trama: Nina (Natalie Portman) balla in una compagnia di New York. E’ talentuosa e diligente ma anche infantile e oppressa dalla madre. Una nuova stagione sta per aprirsi ed è ora di scegliere una nuova etoile per la nuova stagione, visto che il regista Leroy (Vincent Cassel) è indotto la precedente a ritirarsi. La prima rappresentazione sarà “Il lago dei cigni” e dopo un provino interno Leroy sceglie Nina. La sceglie perché è un magnifico cigno bianco e nonostante sia, di contro, un pessimo cigno nero. Leroy chiede a Nina di imparare ad essere anche un buon cigno nero e questo, l’influenza di Lilly (la sua sostituta, naturalmente assai portata per essere “cigno nero”), la pressione del ruolo che è chiamata a interpretare, conducono progressivamente Nina verso la follia.

ATTENZIONE, QUESTA PARTE CONTIENE SPOILER
Che dire, quindi? Il cingo nero è senza dubbio un film di grande qualità, nonostante l’ostentato pauperismo della fotografia (livida e sgranata) e della telecamera a mano. Gronda del sangue della Portman che per interpretare Nina si è davvero sottoposta a interminabili lezioni di danza, nonché dell’odio del suo personaggio verso di sè. Non sono nemmeno disprezzabili le digressioni psicoanalitiche (molte e nemmeno troppo grossolane), né quelle psichedeliche. Eppure… eppure c’è qualcosa in questo film che non mi ha convinto fino in fondo. Il film è lunghetto e non sempre agile, ha qualche cosa dell’horror ma lancia il sasso e ritrae la mano perché di spaventi veri non ce ne sono. Ma questi sono due peccati veniali. Il problema peggiore è che… beh, tutto va esattamente come ti aspetti. Se “The wrestler” era una storia di redenzione irredenta, “Il cigno nero” è una storia di perdizione imperdita. Insomma come dire che siamo sempre ostinatamente quello che siamo e il cambiamento è impossibile. Ma attenzione, non si tratta di una storiella “morale” (questo almeno no), Lilly che è “cigno nero dentro”, vive benissimo da cigno nero e a noi tutti è pure più simpatica di Nina. Il punto è proprio l’impossibilità del cambiamento. Pare quasi che Nina sia predestinata ad essere “cigno bianco” e non possa essere niente altro che questo. Non può diventare “cigno nero” nemmeno attraverso un confuso tentativo di “liberazione sessuale” o attraverso l’odio… che in ultima analisi è in grado di provare solo per sé stessa. Una storia profondamente tragica insomma.
Quindi qual è il problema? Questo. Che ho sperato fino in fondo ad un rovescio della storia. Un atto di liberazione vero che conducesse ad un finale diverso di quello che pare essergli “necessario”.
E invece non è così, come dice Richard Dreyfuss, interpretando il capocomico di “Rosencrantz e Guildernstern sono morti”: la tragedia procede verso la sua fine naturale, ossia sino a quando tutti quelli che devono morire sono morti.
Voto: 7.

3 commenti:

  1. quando ho sentito parlare per la prima volta di questo film pensavo che il cigno nero del titolo avesse a che fare con la "teoria del cigno nero" (http://en.wikipedia.org/wiki/Black_swan_theory) e il fatto che fosse di aronofsky (quello di pi greco!) mi incoraggiava. scoprendo che c'era di mezzo la danza mi ha invece reso scettico, considerando anche che the wrestler mi era parso piuttosto mediocre. comunque mi hanno detto che è un film piuttosto inquietante, potrei concedergli una possibilità.

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  2. Per me è una buona pellicola, e il finale telefonato non stona. Anche perchè è fatto con i contro-attributi.

    CST

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  3. @Cineserialteam

    Beh, che sia una buona pellicola senza dubbio. le ho dato 7 che non è certo un brutto voto... probabilmente il punto è solo che io speravo che fosse "una straordinaria pellicola"...

    @Piscu

    Mah, come ho detto io ho trovato che "the wrestler" invece sia un gran bel film. "Il cigno nero" somiglia di più a quello che a "Pigreco", per cui non scommetterei sul fatto che ti piacerà. Un po' come "il labirinto del fauno" (uno dei film più belli degli ultimi anni, a mio parere) è un po' un "finto film di genere".

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