venerdì 16 dicembre 2011

1921 - Il mistero di Rookford

Florence Cathcart è una donna indipendente, di carattere e rigidamente scientista. Di mestiere smaschera truffatori dell’occulto e non gliene sfugge uno, finché non viene invitata ad indagare sulla morte di un bambino nel collegio di Rookford…



Cominciamo col dire questo: il mistero di Rookford è un film che ha classe. E’ un film molto europeo, molto inglese per la precisione – e in effetti non ho potuto fare a meno di notare che è prodotto dalla BBC.
Ora, io non sono certo uno di quelli che “ah! i film inglesi” (o francesi, per dire) e “Che schifo” quelli americani, ci mancherebbe. Né che dice che i film hollywoodiani siano incapaci di classe o altre simili sciocchezze. Comunque il fatto resta, il mistero di Rookford è un film di classe e io per questo l’ho apprezzato. Si prende il tempo giusto per dare alla storia uno straccio ci collocazione temporale, per dirci qualcosa dei personaggi senza sbattercelo troppo in faccia o tagliarli con l’accetta. Ha due protagonisti belli senza essere troppo levigati e belli (per indole mi riferisco più alla protagonista femminile, ma penso che la cosa possa valere anche per quello maschile, le fanciulle nel caso mi contraddiranno nel caso abbia torto…), ha la giusta dose di paesaggi lividi, di lentezze, di atmosfera.
Se dovessi fare un paio di parallelismi, “The Others” e “The Orphanage” sono certamente i suoi riferimenti più robusti. E questo è anche uno dei due limiti del film, quello di faticare un po’, nonostante molti apprezzabili sforzi, ad uscire dal clichè. Il secondo limite invece è che secondo me ha uno script e uno sviluppo più che buono, ma diventa un po’ anticlimatico quando è ora di tirare le somme. Badate, tutto si spiega, tutto torna, tutto ha una sua ragione ragionevole (nella logica di un film di fantasmi…) assai più solida che in altri film: non rimarrete delusi da una soluzione vaccata, anche la soluzione ha la sua dose di classe.
Però. Però come dicevo tutto questo ha un risvolto anticlimatico, e forse il punto è proprio questa necessità di spiegare per bene tutto con troppa pedanteria: la sensazione è che bisognasse trovare un modo per chiudere la storia con dieci minuti in meno di film e assumersi anche il rischio che non tutti gli spettatori capissero proprio tutto per bene. Un po’ come ne “Il sesto senso” (altro riferimento non peregrino) in cui quando si scopre il colpo di scena tutto accade in pochissimi minuti, senza diluirsi in troppi spiegoni.
Detto questo resta comunque un buon film, con diverse soluzioni davvero interessanti. Specialmente la casa di bambola che si trova all’ultimo piano della del collegio e che rappresenta la villa stessa e quel che dentro vi succede, per me è strepitosa.

Voto: 7+

Nessun commento:

Posta un commento