giovedì 14 maggio 2009

ROURKE

DUE CHIACCHIERE PRELIMINARI: da qualche tempo a questa parte ho seguito con una certa assiduità le nuove serie uscite per STAR COMICS, l’unica casa editrice fumettistica che cerca di competere con la Bonelli sul terreno che gli è proprio: albi di 96 pagine mensili o bimestrali distribuiti in edicola. Lo chiamano fumetto popolare. Che cosa significhi esattamente non l’ho mai capito. Alcune testate di Star Comics come Cornelio e Trigger le ho apprezzate (anzi le sto apprezzando e non escludo di scrivere in futuro una recensione tutta per loro), altre meno come Kohr o Nemrod. Se dedico questa recensione a Rourke non è perché la ritenga la migliore tra quelle dette, ma perché è appena uscito il numero uno e quindi mi sembra il momento più giusto per farlo.

TRAMA: Dublino, giorni nostri. Rourke è una sorta di detective dell’occulto: mezzo alcolizzato con figlia (Kylie) a carico, e con frequenti visioni di una donna in corpetto e abiti succinti. Il suo mestiere solitamente consiste nello scacciare maledizioni che attira su di sé semplicemente stringendo la mano del malcapitato (come poi lui le smaltisca fin qui non lo sappiamo). Un giorno un uomo proveniente da Kilkenny cerca il suo aiuto: la figlia mostra segni di possessione demoniaca. Di malavoglia (Kilkenny è la città Natale di Rourke e lui la detesta) accetta l’incarico. Una volta là però in breve si accorge che c’è qualcosa di diverso dal solito: scacciare la “maledizione” si rivela più difficile del previsto. In compenso Rourke e Kylie si trovano impantanati in una complicata vicenda di streghe e che coinvolge le autorità ecclesiastiche.

COMMENTO: lo sceneggiatore di questo fumetto è Federico Memola, creatore di Johnatan Steele, un fumetto che ha una strana storia editoriale. Partito con Bonelli (con cui sono usciti 64 numeri) è passato poi a Star Comics (col quel sono al 55). Ma non sono ristampe, o almeno non credo. Chissà com’è andata questa storia… probabilmente Bonelli decise di chiudere la testata e Memola si è accasato altrove. Ma è solo un’ipotesi. Comunque indubbiamente Johnatan Steele è un personaggio che ha avuto la sua parte di successo. Ai tempi dell’uscita con Bonelli presi i primi due albi e non mi impressionarono granché, chissà se ora mi piacerebbero di più.
Comunque sia, nell’editoriale di prima pagina immediatamente Dario Gulli (che figura come coordinatore delle Edizioni Star Comics) si preoccupa di rivendicare l’originalità del personaggio principale, prendendo le distanze da quello che noi tutti bene o male non possiamo che identificare come il suo prototipo, ovvero Dylan Dog. Legittimo, per quanto chi mai comincerebbe dicendo che il suo character è l’esatta replica di un modello di successo? Molte volte e in vari contesti mi è capitato di sentire gente parlare di un progetto (tipicamente il SUO progetto) rivendicando originalità e marcando la distanza. Originalità e distanze che altrettanto spesso ho faticato a mettere a fuoco.
Questo è uno di quei casi? Tutto sommato no. Devo dire che Rourke effettivamente ci mette qualcosa di suo. Come Dylan Dog è un personaggio antieroico, ma di uno stampo tutto diverso. Fatto il dovuto inciso che i miei paragoni si riferiscono a un Dylan Dog di almeno dieci anni fa (tanto è il tempo che non lo leggo più e questo anche il motivo del tempo imperfetto): dove il “prototipo Bonelliano” filosofeggiava, Rourke beve. Mentre Dylan aveva come spalla Groucho che ci rintronava di (spesso discutibili) battuta, Rourke ha sua figlia (è “ragazzo padre”). Mentre l’uno ci propinava a ogni piè sospinto le sue prestazioni sessuali, l’altro ha frequenti visioni di una donna assai avvenente ma diciamo… alquanto indisponibile, e non dico di più per non rovinarvi la sorpresa. Insomma se Dylan Dog potremmo definirlo un fighetto da brodo, Rourke certamente è fatto di tutt’altro impasto, inoltre la sua condizione familiare gli regala una spalla originale e interessante che spesso in questo primo numero rischia di rubargli la scena.
Detto questo, la storia non è straordinariamente originale ma nemmeno poi così banale e comunque ha i tempi e i modi giusti per essere più che gradevole. Inoltre, cosa che non avevo capito all’inizio, alla fine dell’albo si lascia intendere che tutti e otto i numeri di questa miniserie potrebbero comporre una storia unica, il chè a mio avviso amplia alquanto le potenzialità del fumetto. In conclusione una lettura indubbiamente piacevole e sopra la media, consigliato a tutti gli amanti del “fumetto popolare” se, una volta scoperto cosa significa, si riconoscono in tale descrizione.
E poi a quel punto magari lo spiegano pure a me…

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