sabato 20 febbraio 2010

L'eleganza del riccio


CHIACCHIERE PRELIMINARI: l’ultimo libro tra quelli che mi ha regalato mia madre per Natale, credo no sia mai accaduto nella mia vita che io abbia smaltito i libri che mi sono stati regalati così in fretta.

TRAMA: la portinaia di mezza età di un palazzo bene di Parigi ha per tutta la vita nascosto la sua grandissima cultura da autodidatta. La figlia dodicenne di un politico nasconde invece la sua fenomenale intelligenza e i suoi propositi incendiari e suicidi. Questo finché l’arrivo di un raffinato signore giapponese all’interno del palazzo cambia la vita di entrambe.

COMMENTO: un grande successo editoriale, recentemente anche trasposto in un film. Che dire… innanzitutto: mi è piaciuto? Ni. Diciamo questo, a mio parere “l’eleganza del riccio” affianca a momenti davvero interessanti e riusciti altri decisamente irritanti. Le considerazioni della ragazzina (i suoi “pensieri profondi” e il suo “diario del movimento del mondo”) sono quasi sempre ficcanti. La storia personale della nostra portinaia (la sua vedovanza, la sua amicizia con una delle domestiche del palazzo) e anche il personaggio di Ozu (il “raffinato signore giapponese”) sono azzeccate. Troppo spesso però interi capitoli si sostanziano in divagazioni su tematiche come “l’arte” oppure “la fenomenologia” oppure “le camelie” che io ho trovato quasi sempre barbose o stucchevoli o oscure o banali.
Comunque ad ogni buon conto i momenti interessanti l’avrebbero alla fine vinta su quelli irritanti se il finale non fosse francamente così sconfortante. L’impressione è che ad un certo punto l’autrice si senta in una sorta di vicolo cieco che la costringerà a scrivere almeno altre cento pagine di un romanzo che ha a quel punto già detto tutto quello che doveva, sicché ecco arrivare la catarsi posticcia. “E ora che si fa? Tiè, ecco che ci appiccichiamo questo il ché basterà a risolvere ogni cosa. Magari ci scappa pure la lacrimuccia.”
Eh no, mi spiace: troppo facile.
Voto: 5,5.

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